NETWORK E REGOLAZIONE

Nuove basi biologiche per la terapia manuale – Tratto da “I quaderni scientifici della Fondazione L.U.ME.N.OLI.S.”

Introduzione

L’orientamento comune della medicina negli ultimi anni si rivolge sempre di più verso un approccio olistico. La parola “olistico”, che ha accompagnato i discorsi e gli articoli di molti professionisti che si occupano di omeopatia, agopuntura, osteopatia, naturopatia, shiatsu, nel tempo è stata sempre più identificata come una qualità funzionale specifica dell’organismo, riconosciuta nella sua integrazione sistemica.

La semplice affermazione del principio “l’uomo è un tutto inseparabile” è insufficiente a spiegare e validare, se non da un punto di vista assoluto e dogmatico, un approccio terapeutico “olistico” qualsiasi esso sia; d’altra parte l’analisi isolata del ruolo che specifiche molecole hanno nelle funzioni complesse dell’organismo, nonostante la sua importanza nella conoscenza dei fenomeni organici, ha ridotto l’uomo ad una macchina determinando spesso lo smarrimento della scienza di fronte alle funzioni complesse, dove la visione d’insieme è fondamentale.

Citando un genio come Goethe potremmo dire “le parti ora le ho in mano, ma ancora manca ohimè il legame spirituale”. Solo da pochi decenni una parte della ricerca scientifica si dedica ad approfondire la conoscenza “olistica” dell’uomo. Attraverso lo studio dei sistemi e delle strutture complesse sono nate teorie come la sinergetica di H.Haken, con nuovo modo di interpretare i fenomeni, focalizzato soprattutto sui processi di relazione che si creano tra gli elementi di un sistema. Tutto ciò ha generato un’infinità di teorie, da quella del caos a quella delle catastrofi, unificate in quella che oggi è conosciuta come la scienza della complessità. Grazie all’approfondimento del concetto di complessità si può arrivare ad un’interpretazione olistica dell’individuo; un’attenta analisi dei fenomeni senza dimenticare il legame intrinseco che sottende l’unità del sistema. Usando il paradigma della complessità le varie funzioni dell’organismo vengono studiate come un sistema in un sistema; le matrioske russe ne sono un valido esempio. L’azione su un sistema funzionale determina effetti sugli altri sistemi ad esso correlati generando una risposta più o meno estesa come un effetto domino. Nasce così il concetto di rete o network usato nel titolo di questo lavoro.

Tra scienza e dogma

La medicina manuale è probabilmente tra le prime pratiche terapeutiche che l’uomo ha utilizzato e sicuramente la prima cosa che istintivamente ognuno di noi fa quando ha un dolore è metterci la propria mano sopra. Nel corso dei secoli questo istinto terapeutico è diventato una scienza, passando per una fase empirica fondata sui principi della vita, dell’uomo e dell’universo di diverse religioni e filosofie (medicine tradizionali) fino ad arrivare alla medicina manuale che si basa sulle conoscenze anatomo-fisiologiche del sistema muscoloscheletrico e nervoso. In sintesi possiamo dire che l’attuale medicina manuale appare un terreno di confine tra conoscenza empirica e conoscenza scientifica, ove si possono azzardare le più disparate ipotesi sulla sua efficacia. L’uso di approcci manuali basati su dati empirici (shiatsu, pranoterapia, craniosacrale) o scientifici (chiropratica, osteopatia) nella risoluzione di condizioni patologiche-disfunzionali, non solo dell’apparato muscolo-scheletrico, rende particolarmente interessante la terapia manuale probabilmente per i numerosi meccanismi d’azione che la pressione e lo stiramento dei tessuti innesca sulle singole cellule.

Dal generale al particolare o dal semplice al complesso?

Le riflessioni che mi hanno spinto a scrivere questo libro nascono da un’osservazione accessibile a qualsiasi professionista della terapia manuale; è evidente che ad ogni atto terapeutico le mani toccano tessuti diversi quali il derma, i muscoli, i tendini, i legamenti, le aponeurosi, le fasce, le ossa, ma non solo, anche tutto ciò che questi tessuti contengono, supportano e avvolgono dando così forma, compattezza e integrazione al corpo umano non solo da un punto di vista meccanico, ma anche informazionale. I vasi e i nervi che circolano nel nostro corpo raggiungendone ogni parte, sarebbero poco ramificati senza l’aiuto di una “rete” di tessuti connettivi, senza considerare che gli stessi vasi e nervi necessitano di strutture connettivali per la loro forma, crescita e funzione.

A.T.Still il padre dell’osteopatia, dettò i principi di base della scienza osteopatica sottolineando che la struttura governa la funzione e riconoscendo così il ruolo primario che la salute dei tessuti connettivali (la struttura) ha nella vascolarizzazione (la funzione), nel rispetto di una regola definita dell’arteria*. Però, scendendo ancora di più nel particolare, non bisogna dimenticare che una discreta quantità di cellule, molecole, proteine e qualsiasi altra sostanza contenuta nei liquidi intra ed extracellulari viene a contatto quotidianamente, ma soprattutto durante una manipolazione, con delle forze esterne che ne modificheranno il comportamento, influenzando processi di regolazione ancora più grandi e articolati che corrispondono agli adattamenti dell’intero organismo.

Quando si interviene manualmente non si tocca solo un muscolo contratto, ma per la precisione molti altri tessuti, da quelli connettivali a quelli nervosi, vascolari comprese le cellule e le molecole in essi contenute. Seguendo questo ragionamento ho ricercato nella letteratura scientifica quanto più materiale possibile in merito agli effetti di pressioni, allungamenti e torsioni (e altri “maltrattamenti” che abitualmente i terapeuti applicano ai loro pazienti), sui tessuti (connettivali, nervosi, vascolari), sulla matrice extracellulare e sulle cellule stesse e quello che leggerete in seguito è non solo una revisione del funzionamento dei meccanismi regolatori dell’organismo, ma anche un sostegno della ricerca scientifica ad approcci terapeutici vecchi e nuovi.

La regola dell’arteria

Gli osteopati conoscono bene il ruolo delle fasce e di tutti i tessuti connettivali nel mantenimento della salute organica in virtù della prima regola dell’osteopatia, la regola dell’arteria. Ovunque ci sia una riduzione del flusso di sangue si instaura un processo patologico che tenderà ad aggravarsi finché non sarà ripristinato un corretto apporto ematico alla zona lesa. Questi disturbi di afflusso vascolare sono sempre in relazione a restrizioni della mobilità articolare o dei tessuti connettivali propri del vaso e delle strutture vicine ad esso. Quindi individuare la struttura bloccata e liberarla normalizza prima di tutto la funzione vascolare alterata cioè la genesi patologica.

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