LA FASCIA COME ORGANO SENSORIALE – R.Schlipe

Seminario 11/12 maggio 2019 Dr. bio.hum. Dipl.Psych. Robert Schleip

 

LA FASCIA COME ORGANO SENSORIALE

Sabato

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La fascia è la carta del regalo, di solito si butta via. Nel lavoro fasciale la carta del regalo è il regalo stesso. La fascia superficiale che vuoi toccate con le mani è ricca di recettori sensoriali. Quando vi muovete le informazioni non vengono dalle articolazioni ma vengono dallo sliding delle fasce.

In passato la definizione anatomica di fascia era un tessuto irregolare che si poteva tagliare e sezionale e dividere. Sono tessuti multidirezionali che possono essere sezionati, tagliati con coltello. Ad esempio il tratto ileotibiale nell’anatomia tradizionale non è detta fascia ma aponeurosi, perché nella definizione della medicina tradizionale la fascia è multidirezionale invece l’aponeurosi è unidirezionale, così il tensore fascia lata non è considerato fascia. La differenza è molto sottile tra le parti. Sono sia parti unidirezionale e parti multidirezionali.

Al III° Congresso Internazionale della fascia rispetto al termine fascia sono riusciti a giungere a una nuova definizione funzionale. A livello microscopico seguiamo il vecchio modo di definire la fascia. Se invece parliamo della funzione della fascia e della parte sensoriale allora dobbiamo definirla in modo più funzionale. In questo caso dobbiamo considerare il concetto di tensegrità.

La seconda definizione è il secondo modo di definire la fascia dove anche l’aponeurosi è fascia stessa. Un tessuto multidirezionale e multifunzionale che contiene collagene e contribuisce alla trasmissione delle forze all’interno del nostro corpo.

Anche le capsule articolari fanno parte del tessuto fasciale, ad esempio la bandelletta ileotibiale si inserisce nella capsula del ginocchio. Così il tendine di Achille è un’unica fascia nella visione della medicina classica dove si differenzia in tendine di forma ellittica, in aponeurosi, in epimisio. Alla forza non importa la definizione.

Bisogna rispettare comunque la vecchia definizione perché ha centinaia di anni di studi dell’anatomia classica distinguendo se si parla con un medico, un collega o un paziente.

Quindi la fascia non è solo quello che ricopre il muscolo, ma è anche al loro interno comprendendo l’epimisio, il perimisio fino all’endomisio (visibile solo al microscopio). Nella medicina tradizionale l’endomisio non essendo sezionabile non viene considerato fascia. Ma se parliamo di trasmissione della forza l’endomisio è connesso alle altre fasce.

Tutto questo è importante perché se prendiamo in considerazione tutte le parti della fascia presenti nel nostro corpo: organi, parte interna del muscolo e delle altre capsule delle articolazioni; la fascia è l’organo più sensoriale che abbiamo con più recettori di qualsiasi altro organo.

Una ricerca di 3/4 anni fa ha dimostrato che in una piccola parte della fascia di 2 mm per 3 mm ci sono 30/40 neuroni sensoriali. Considerando quindi tutte le nuove superfici incluse ora come fascia si stima che questo organo abbia circa 100 milioni di recettori. Questo non era saputo dai vecchi anatomisti che lavoravano sul corpo.

Se vogliamo cambiare la postura di una persona dobbiamo cambiare l’immagine il suo cervello ha di quella postura, perché è esso che guida il corpo, quindi riprogrammarla a livello cerebrale.

Il grande dibattito per tanti anni è stato se era più importante cambiare la fascia o sistema nervoso? Negli ultimi 10 anni si è scoperto come se lavori la fascia si hai l’input più potente di cambiamento su tutto il sistema nervoso.

Affronteremo quindi la capacità sensitiva della fascia e degli effetti che ha sul sistema nervoso.

Alcune terminazioni nervose che abbiamo sono nocicettive che portano poi ad avere dolore a livello del sistema nervoso centrale (ricerca Inglese su “sostanza P”, P=pain). Un dibattito che c’è adesso è definire se la sensazione di dolore lombare sia di origine fasciale, discale, piuttosto muscolare. Sia in Italia che in Germania le problematiche lombari sono al primo posto della spesa pubblica, più di quelle del cancro. È stato dimostrato che in alcuni casi l’origine del dolore è discale. Tuttavia la ricerca scientifica ha dimostrato che solo nel 15-20% dei casi l’origine del dolore sia a livello discale, nel resto della % è dimostrato che l’origine è di altro genere. Qui il dibattito è ancora aperto per dimostrare dove sia l’origine del dolore: vertebrale, fasciale, psicologica. Non esiste ancora un test specifico che possa discriminare dove sia esattamente l’origine del dolore.

È stato fatto un esperimento iniettando una sostanza nei muscoli erettori della colonna grazie al quale per il paziente era possibile identificare dov’era il dolore a livello preciso. Iniettato nella fascia non era più possibile discriminare in modo preciso il dolore. Interessante è stato il modo di descrivere i differenti tipi di dolore: nel dolore muscolare si utilizzano dei termini più neutri come caldo, freddo, pizzica, punge; nel dolore fasciale le terminologie erano più emozionali come crudele, cattivo, terribile. Quindi se il dolore è localizzato nella fascia è emozionale, mentre se il dolore è muscolare è più neutro.

Se avete dei pazienti sportivi che se si fanno un danno muscolare dicono “no pain no game” e vanno avanti così se hanno un dolore fasciale diventano delle persone lamentose anche loro. Potrete discriminare questo. Ora abbiamo uno strumento in più per poter discriminare l’origine del dolore muscolare, fasciale o discale. In futuro probabilmente utilizzeremo anche degli ultrasuoni per discriminare se il dolore è di origine fasciale.

Nel secolo scorso molti individui separati tra loro lavoravano su un concetto i network, come Rolf e Stil. Ora esiste un networking di persone che lavora in team per approfondire le ricerche. Ora una leader in America è la Dott.ssa Hellen Logevil che ha fatto probabilmente la ricerca più approfondita sul dolore lombare. Ha messo persone con dolore cronico e persone sane su un lettino chiropratico a testa in giù curvando il lettino in flessione lombare di 15°. Attraverso ecografie ha riscontrato che nelle persone sane i tessuti a lato di L3 (strato superficiale e i due strati sottostanti) lo sliding era libero; nelle persone con dolore cronico il movimento rilevato è minimo. Quando avete una cicatrice potete vedere quanto si muove sulla pelle muovendo le articolazioni, quello che si è visto è che con delle cicatrici il tessuto fasciale ha molte più difficoltà in questo scorrimento. Si può dire che nei pazienti con dolore cronico lombare il tessuto fasciale è incollato insieme al muscolo sottostante. Nella maggior parte dei casi diventano anche più spessi, si possono vedere delle fibrosi e tessuti simili a cicatrici.

La domanda è cosa sta causando queste differenze nella fascia? Ad esempio ci sono casi in cui pazienti con uno stile di vita sedentario nel momento in cui fanno un movimento da freddo di flessione in avanti il tessuto non è pronto e si lesiona, questo potrebbe essere una causa del cattivo scorrimento delle fasce e della creazione di tessuti spessi e cicatriziali.

Un’altra possibile ragione è dato da una immobilizzazione della zona a causa di un altro dolore, perciò la fascia inizia a fibrotizzarsi per immobilizzazione. Quindi la domanda diventa: questo processo è dato da un infortunio o da una mancanza di movimento? In uno studio sono state fatti esperimenti su i suini misurando lo sliding fra tessuti danneggiati e sani: come abbiamo visto nei tessuti danneggiati il movimento era minore. In un altro gruppo si è simulata una restrizione di movimento riscontrando che la stessa restrizione ha provocato lo stesso aumento di dolore che ha portato l’infortunio in se. Un terzo caso ha messo in relazione la mancanza di movimento e l’infortunio, il dolore percepito in questo caso è il doppio dei casi precedenti. Le fasce sono legate tra di loro sia se c’è un incidente e se non c’è movimento. Se abbiamo pazienti con una lesione fasciale associata alla paura del movimento dobbiamo trattare entrambe le cose.

Ora sappiamo che lesioni fasciali possono avere tre tipi di origine: lesioni, movimento, immobilizzazione. Sappiamo anche che la fascia è la principale fonte di informazioni sulla posizione del nostro corpo, perciò se ci sono problemi di scorrimento arriveranno informazioni sbagliate. Ad esempio un tessuto lombare che non scorre bene anche se non è l’origine del dolore va trattato ugualmente per migliorare la propriocezione.

I metodi Rolfing possono liberare le restrizioni fascali?

Uno studio con il rulli forum Roller (comparabile alla pressione di manovre Ronfing o fasciali) ha visto come dopo il trattamento le fasce lombari scorrano molto meglio tra di loro anche su persone sane. In particolare un maggiore scivolamento tra la prima e la seconda parte della fascia lombare.

La fascia laterale è un po’ più rigida rispetto alla centrale, da piccoli non si ha questa densità maggiore laterale. Con lo sviluppo e l’appoggio laterale durante la camminata si crea questo ispessimento. Il primo e il secondo strato della fascia plantare è più densa densa 3 mm. La fascia lombare è solo 0,5 mm. Nonostante questi differenti spessori esiste una connessione tridimensionale. Una lesione lombare per questo motivo può causare problematiche motorie alla spalla o cefalee tensive. Una cicatrice per intervento di apendicectomia può creare difficoltà alla spalla sinistra nel sollevamento. È importante andare a rilasciare queste restrizioni. È stato importante dimostrare che con trattamenti fasciali o l’uso del rullo form Roller è possibile ripristinare la mobilità fasciale.

Nei libri di anatomia di anni fa la fascia era rappresentata più in %, nei libri di oggi la fascia lombare è rappresentata solo come un piccolo tanga a livello lombare. Se volete imparare l’anatomia della fasce conviene ripescare vecchi libri di anatomia.

A livello lombare ci sono tre strati di fasce: la fascia più superficiale, quella intermedia (che vedremo in un altro momento) e quella più profonda. La superficiale è quella più spessa ed è un’aponeurosi del gluteo del gran dorsale. Sono fasce che si incrociano da destra sinistra a livello di L4 ed L5. Queste fasce sono tipiche dell’uomo Erectus e non degli animali. Tornando alle cause degli infortuni queste fasce lombari dobbiamo usarle spesso altrimenti possono essere causa di infortunio, ad esempio se non le alleniamo mai e poi le usiamo di scatto quando raccogliamo un peso. Se togliamo il primo strato di fascia incrociata troviamo la muscolatura paravertebrale, questa non si inclina in obliquo ma procede in un’unica direzione dal basso verso l’alto. Quali sono quindi esercizi che quotidianamente possiamo fare per lo stretching di queste fasce lombari incrociate?

PREGHIERA DEL MUSSULMANO e SQUOT

Per la fascia superficiale si prende in riferimento il grande gluteo, portando al petto il ginocchio il più possibile, aggiungendo una flessione in avanti del tronco con le braccia che si portano in alto in avanti. L’ideale sarebbe lo squote (come sulla turca) con le braccia in alto, è perfetto.

Anche la preghiera islamica va bene come stretching di questa fascia, questa posizione è ideale anche per effettuare una manovra per lo stiramento fasciale sfruttando la rilassatezza del muscolo.

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Preghiera del Mussulmano. (Video 1_preghiera mussulmano)

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Le inserzioni del bicipite femorale sono identificate cranialmente sulla tuberosità ischiatica e caudalmente sulla testa del perone. È stato dimostrato però che un 30% delle fibre del bicipite femorale non si inserisce sulla tuberosità ischiatica ma prosegue nel legamento sacrotuberoso e continua sulla fascia profonda.

(Video 2_Trattamento lombari, 3_strec Ischiocrurali)

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Il dolore e la propriocezione competono tra di loro come l’olio e l’acqua, ovvero dolore e propriocezione sono inversamente proporzionali: se c’è dolore miofasciale c’è una ridotta propriocezione (→ se il dolore sale la pressione deve scendere).

Un esperimento australiano ha verificato questo aspetto. È stata utilizzata una sedia girevole per dare alle pelvi gradi di libertà maggiori rispetto al tronco. I soggetti, bendati, dovevano riferire quando il bacino veniva ruotato. Sotto 1° di movimento non vi è percezione. In una persona sana bastano 5° di rotazione per sviluppare percezione. Inibendo la percezione (con soluzione salina) servivano 15° per sviluppare percezione. Quando si ha un dolore lombare il sistema nervoso si sensibilizza alla nocicezione rispetto alla propriocezione. Questo è dovuto ad un specifico neurone, interneuroni, questi si trovano nel corno posteriore del midollo spinale dove arrivano tutte le afferenze del SN.

La teoria del cancello dice che questi due neuroni “competono” per chi arriva prima, un vecchio concetto degli anni ‘90 ora per metà dimostrato: è vero che i due competono fra di loro, ma non è vero che il primo che arriva ha la meglio sull’altro; non dipende dal timing ma dal fatto che questo interneurone ha sete di stimoli come un giornalista ha sete di storie da scrivere.

Se questi interneuroni ricevessero solo segnali dalle fibre propriocettive sarebbero soddisfatti. Se sono presenti piccole lesioni o difficoltà di scorrimento viene prodotto meno segnale di movimento, questo stimola il neurone ha andare a cercare altri segnali e facilmente vengono agganciati quelli nocicettivi. Così se anche c’è una piccola lesione provoca una grande dolore. Questo è stato dimostrato anche nell’esperimento della sedia: aumentando il dolore chimicamente di conseguenza è diminuita la propriocezione.

Attraverso metodi chimici è possibile anche diminuire la propriocezione (veleno del pesce palla). L’esperimento testava il riflesso tendineo con e senza il veleno, verificando quanto la risposta variasse diminuendo il riflesso, essendo questo circuito di riflesso parte della fascia in generale.

Testando la nocicezione con stimolazioni indotte, utilizzando aghi con spessore di un capello, i soggetti sani non percepivano nulla, somministrando la soluzione inibente la propriocezione si alzava e lo stimolo del capello bastava per percepire uno stimolo dolorifico pazzesco.

Il punto sono i wilde dinamic range neurons – WDR.

Le qualità sensoriali si dividono in:

Porpriocezione: riguarda la posizione del corpo nello spazio.

Nocicezione: riguarda il pericolo ed è legata alla percezione del dolore.

Interocezione: percezione interne, di emozioni o movimenti viscerali.

Per discriminare livelli di nocicezione corretti si effettua un test sulla cute con due punte. Il livello di percezione cambia rispetto alle zone del corpo, questo è dato dal livello di innervazione di quella zona. Tutti sono in grado di discriminare una distanza di 20cm mentre nessuno è in grado di discriminare una distanza di 1cm. La distanza normale nella lombare su un soggetto sano è di 4/5cm, su un labbro è di 1/2mm. Questo dimostra la capacità individuale di effettuare movimenti precisi con la zona lombare. Quindi la discriminazione dei punti lombari su pazienti con dolore aumenta a 8/10cm, rispetto i 4/5cm del soggetto sano. Quella parte di schiena dove c’è dolore diventa una zona di “guerra” e al nostro SN non interessa più distrarsi annusando fiori, o apprezzare i piccoli movimenti, ma solo percepire se c’è dolore o non c’è dolore. Per questo motivo bisogna riportare l’attenzione del paziente non solo se provo o no dolore, ma riaddestrare la propriocezione nei piccoli movimenti di quella parte specifica della schiena.

Cerano due modi per effettuare la terapia di questa zona: fisioterapisti o terapisti somatici. I classici fisioterapisti considerano tutto ciò che è funzionale, come lunghezza arti, forza dei muscoli, ROM, senza considerare l’aspetto emozionale, quanto sente il braccio leggero, quanto la gamba è libera di muoversi. Mentre i terapisti somatici (da Soma) si concentrano su come viene percepita la sensazione dall’interno e nella qualità del movimentano in sé. È questo il nostro campo.

L’attenzione più al corpo ha permesso di coniugare un nuovo termine, il Somonauta. Per questo è importante far “portare l’attenzione al nostro cliente di come si sente” non su quanto il suo arto si sia allungato tramite misure e test. Questo è il motivo per cui è stato fatto il trattamento sommato al movimenti da seduti e non nella posizione della preghiera mussulmana (Video 4_trattamento Ischiocrurali da lombari_Ruffini), il quel caso vi era già un pretensionamento tale da inibire la percezione.

Audio5→28,40’

Tornando agli strati fasciali abbiamo trattato il primo strato e il secondo strato. Il primo strato connette processi spinosi della vertebra, al latissimo (gran Dorsale) con il grande gluteo.

Il secondo strato connette i paravertebrali con gli ischiocrurali.

È già un grande successo separare questi due strati con una manovra.

Tuttavia è presente Un terzo strato fasciale si ancora al processo trasverso delle vertebre, non è molto facile da raggiungere e studiare perché è molto profondo. Willard (ricercatore osteopata) e Vleeming, hanno studiato il terzo strato trovato qualcosa di sorprendente, è spesso tre volte gli altri due: come il primo e il secondo strato messi insieme. Molto probabilmente è molto più importante per la stabilità della schiena rispetto al primo e al secondo. Più si usa la fascia dorsale della schiena più diventa resistente, forte ed elastica, se non la si usa per un po’ è più facile che si strappi. Il terzo strato viene creato dall’obliquo esterno, dall’obliquo interno e dal trasverso. Di tutti e tre muscoli più importante è il trasverso, è quello più diretto alla spina dorsale e interdipendente con la direzione di questa fascia. Si è notato che il trasverso ad un certo punto si sdoppia, creando una colonna triangolare in un punto preciso parallelo alla colonna vertebrale. In quel punto una parte va a legarsi al secondo strato, una parte invece crea il terzo strato che va nel processo trasverso della vertebra lombare profonde. Una volta non si conosceva questa colonna triangolare si diceva che aveva una forma a “vi”, invece adesso viene riconosciuta la forma triangolare, sappiamo che al suo interno scorrono nervi e vasi, ma non sappiamo se sono propriocettivi o nocicettivi. Si è notato però che funziona un po’ come un binario, è in grado di trasmettere le forze o al secondo, o al primo, o al terzo strato. Se vi passerò un oggetto leggero da sostenere le forze andranno al trasverso dell’addome ma si trasferiranno al terzo strato. Se richiediamo una forte contrazione, ad esempio lanciando una palla medica, in preparazione al ricevere la palla oltre al trasverso dell’addome si contrarranno i muscoli paravertebrali, questo rigonfiamento per contrazione riposiziona il triangolo in una zona più ottimale per sorreggere il peso. All’arrivo della palla se c’è una adeguata fluidità del triangolo e delle fasce, le tensioni si distribuiranno al 50% verso il processo spinoso e al processo trasverso prevenendo strappi o le lesioni.

La fascia lombare è paragonabile a un tessuto elastico ancorato su 6 punti, da un lato c’è il muscolo trasverso, dall’altro il gluteo con il latissimo, poi i paravertebrali con gli ischiocrurali Le connessioni sono:

I° – grande gluteo collegato con il latissimo,

II° – l’erettore della spina connesso con i tendini della gamba,

III° – il trasverso dell’addome connesso a destra e a sinistra.

È importante trovare esercizi per stimolare questi tre strati fasciali. I primi due strati sono abbastanza allenabili. Il terzo strato è più difficile allungarlo con dello stretching, a meno che non si resti in cinta, e quindi si va a stimolarlo con esercizi di core stability, tipo plank, anche alternato con esercizi di rotazione del bacino che allungano e creano stretching del trasverso.

Si può effettuare una stimolazione nella zona del triangolo mentre la persona si estende sul fianco. Altrimenti ponendo la persona sdraiata a pancia giù su due sedie oppure sul lettino (se si può abbassare molto) (posizione del Feldencraist), in questa posizione quasi tutti i pazienti possono mettersi così, se non è incinta, la muscolatura sarà ben rilassata e la respirazione andrà più al lato dell’addome (↜↝). Si chiedono piccoli allungamenti da un lato e poi dall’altro (non possibile nella preghiera del mussulmano), deve essere in grado di effettuare un bend in entrambe i lati. Ci posizioniamo sulla zona del triangolo, il solco laterale al paravertebrale, con l’obbiettivo di andare il più in profondità possibile, lentamente. Essenzialmente si chiede di muovere il gluteo verso il basso o in side banding opposto omolaterale a dove si preme, entrambe i movimenti devono essere molto lenti seguendo i respiri, posso variare leggermente il punto di pressione sempre seguendo i respiri cercando di andare il più possibile in profondità chiedendo una inclinazione omolaterale una volta toccato la parte più dura. È molto importante far collaborare la persona durante la terapia. Quando farete camminare la persona ci sarà un movimento maggiore nel lato trattato.

La mobilità del bacino è molto legato a uno stato emotivo o a una rigidità data dal dolore, quindi anche la camminata sarà più rigida. Dopo essere trattati nel trasverso devono camminare e chiedetegli come si sentono in quella camminata. Chiedo anche di parcheggiare la macchina lontano dallo studio per poi accorgersi della differenza della camminata prima e dopo il trattamento.

Video 5_Trattamento fasce lombari sdraiato sulle sedie_Ruffini

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Testate la persona portandola in flessione anteriore, a testa in giù, vedendo quale braccio è più corto o più lungo. Normalmente 1/3 delle persone ha il braccio destro più corto del sinistro, 1/3 ha il sinistro più corto, il 3° rimanente sono impercettibili. Qual’è il motivo? Il braccio è più lungo anatomicamente o per qualche problema fasciale dei romboidi, o lombare, o dei tendini della gamba.

Su una persona anziana che non si tocca le ginocchia dove sta il problema? Nelle catene posteriori, lombari, ischiocrurali o nella lingua? Possiamo fare un test molto semplice: fate piegare le ginocchia e vedrete subito che andrà giù bene. Il problema più importante è nella parte posteriore delle gambe negli ischiocrurali che si inseriscono nel ginocchio e nel bacino. Non ci sorprende più che se allunghiamo la catena posteriore verificheremo un allungamento. È più sorprendente quando invece le braccia non toccano a terra e il problema è nella fascia plantare. Se il braccio più lungo era a destra trattate con la pallina la fascia plantare del piede sinistro, ecc. Va fatto da in piedi mettendo tutto il peso sul piede. Ci sono punti sensibili sotto la volta plantare, vanno rilasciati per bene, se trovate una zona dove il dolore più forte, acuto quello può in futuro trasformarsi in uno sperone calcaneare. Sulla parte laterale è possibile contattare il cuboide, comparatelo con la parte mediale. Alla fine comparate tutto con il centro. In America il punto nel piede più doloroso viene chiamato “punto dolce” (suite spot). l’alluce valgo porta una maggiore sensibilità nella zona metatarsale, comparatelo con gli altri. Poi nuovamente vedere la differenza di nuovo con il punto più doloroso. Successivamente fate qualche passo concentrandovi sull’aspetto percettivo. La percezione è molto soggettiva, il cambiamento è della percezione ma non della funzione. Ora è possibile verificare nuovamente la lunghezza del braccio più lungo.

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La fascia plantare su cui abbiamo lavorato ha molte evidenze scientifiche. Solo pochi anni fa bisognava affidarsi al proprio Guru che diceva fai questo esercizio qua che ti aiuterà, adesso si possono contestare con evidenze scientifiche. Oggi si possono mettere aghi sui cadaveri e si vede come si muovono le fasce, quindi se un Guru diceva che muovendo un segmento si aveva un effetto nel segmento successivo, adesso lo si può vedere sperimentalmente senza errori e approvare o no il Guru. Questo però è un lavoro passivo su un cadavere, possono esserci delle cose che vanno oltre la dinamica della fascia che questi test non prendono in considerazione. Ma la connessione della fascia plantare con la catena posteriore, fino a arrivare alla nuca, è molto forte. Adesso sappiamo che le fasce servono a trasmettere delle forze, però non può esserci un movimento libero se la prima fascia è incolata alla seconda fascia, deve esserci uno scorrimento libero tra le due. In oltre è importante anche l’angolo in cui si intersezionano, la geometria del tessuto è molto importante per la trasmissione delle forze.

Il trasverso dell’addome è di importanza fondamentale nel core stability e nella stabilità della lombare. È un muscolo che può andare in contro a indebolimento e atrofia, questo succede sia quando c’è dolore, ma anche nell’apprensione al dolore. Esercizi di Pilates e Yoga sono molto efficaci per riattivare questo muscolo. Tuttavia quando questo muscolo si contrae su delle fasce che non hanno la giusta direzione delle fibre è un lavoro povero in realtà. Un paradosso si verifica quando si contrae l’addome e L1 ed L3 si avvicinano causando un’estensione della colonna. Questo accade quando le geometrie sono corrette. Trazionando, contraendo, lateralmente il trasverso dell’addome si ha questa estensione della colonna. Nei sollevatori di pesi (Body bilder) una volta si pensava che lo stringere gli addominali stabilizzasse la colonna, ora si sa che è un lavoro di sinergia con i paravertebrali per aiutarli a estendere la colonna.

Nello scorso Fascia Congress Daniel Lieberman ha evidenziato come queste direzioni fasciali cambiavano dal homo sapiens alle altre scimmie, cosa cambia nel corpo umano e lo fa unico rispetto a altri mammiferi? Prima si pensava che le differenze fossero dovute alla volta plantare, al movimento di corsa e di camminata, ma ora si sta studiando questa differenza nel modo di lavorare la terra che per anni l’uomo ha svolto rispetto agli altri animali. È importante comprendere quali sono i movimenti che un essere deve compiere per restare in vita e in salute: un pesce deve nuotare, per un uccello volare. Quali sono i movimenti principali per l’uomo come movimento fondamentali? cosa dobbiamo muovere per rispettare quello per cui siamo disegnati come uomini. Nel caso di un pesce dovremmo muoverci lateralmente. Una delle funzioni principali degli esseri umani è quella di trasportare, era raro in passato camminare senza avere pesi addosso, noi stiamo dicendo ai nostri figli di alleggerire la cartella ma siamo fatti per trasportare. Siamo fatti per trasportare spingere, camminare, nuotare, correre.

Nella fascia lombare dobbiamo lavorare per recuperare queste forze diagonali. Sono tutti buoni esercizi per iniziare a lavorare sulle forze incrociate: lanciare, prendere, zappare. Anche prendere a scatti o tirare calci. Correre per qualche secondo facendo uno scatto queste fasce si attivano maggiormente piuttosto che camminare normalmente. Se volete avere il movimento di sinergia in cui il muscolo trasverso aiuti in estensione è utile sia in una posizione per trazionarsi lateralmente. Ad esempio i lottatori di sumo hanno proprio questa distribuzione laterale a destra e sinistra.

Ci sono due correnti di pensiero diverso per attivare il trasverso dell’addome, una è quella di immaginare ci sia un muscolo che può avvicinare l’ombelico in dentro mentre si espira, un’altra scuola è quella di stabilizzare allargando, questa da un punto di vista emozionale è più legata alle arti marziali, all’atteggiamento di un guerriero e la potenza maschile, si insegna di buttare fuori l’aria espandendo l’addome. Si deve contrarre il muscolo quando buttiamo fuori l’aria. Il potere di questo esercizio è di fare arrivare l’aria e la forza dalla parte bassa dell’addome, all’Ara.

Dobbiamo sempre valutare se è giusto aggiungere tensione negli esercizi oppure toglierne. Spesso quello che succede è che più si è tesi, più si contraggono i muscoli del collo, della cervicale e più si atrofizza il muscolo dell’addome. Ad esempio ci sono molte donne che hanno una vita stressante, sia a casa che sul lavoro, e hanno spesso tensioni del collo, appena entrano nello studio notate lo SCOM come un muro, sono utili allora esercizi che rinforzino la parte bassa e non quella alta.

Occorre vedere le tensioni se sono più fasciali o più muscolari.

Audio7→35,30’

Neurormoni (Neuroni a Specchio)

Scoperti da una ricerca Italia studiando le scimmie. Hanno osservato quali aree del cervello si attivavano mentre un soggetto compiva un gesto, un movimento, e hanno scoperto che nel soggetto che osservava si attivavano le stesse aree. Ecco perché alla seconda scimmia bastava guardare per copiare i movimenti della prima. Funziona se prima si ha un contatto visivo: se ti guardo masticare nel mio cervello si attiva la stessa parte che è attiva nel tuo. È una delle più importanti scoperte degli ultimi venti anni in Psicologia. Molte delle interazioni umane hanno a che fare con i neuroni specchio, e non ci sono molte creature viventi che hanno i neuroni specchio attivi come gli esseri umani. Si pensava che fosse solo una questione energetica la capacità di percepire il dolore del cliente, ora stanno scoprendo che ha a che fare con quello che stai vedendo, quello che stai facendo, con quello che sta succedendo, con l’esperienza personale. Un esempio è quando un genitore sta dando da mangiare a suo figlio, allora se la madre apre la bocca anche il bambino apre la bocca per questo motivo.

È una funzione che non si ha alla nascita, i neonati umani lo sviluppano dopo la prima settimana di vita, se si chiede a un adulto di tirare fuori la lingua la persona ha una decisione cosciente, un bambino in vece è istintivo, non ha scelte consce. Non è un test validato, ma può essere usato come per capire se un bambino ha una forma di autismo, il test della lingua ad esempio, se non lo segue è più probabile che non abbia attivi così tanto i neuroni specchio, si pensa questo possa essere collegato a autismo.

È una dimensione molto importante per i terapisti di terapie manuali, lavoro di contatto fasciale, quanto sei connesso o no con il cliente? Nelle discipline sanitarie e di terapia manuale si ha questa capacità di sentire empaticamente il paziente rispetto ad altre discipline più tecniche.

Se lasciate che i neuroni specchio facciano quello che vogliono potreste incorrere in casini, per questo è meglio sapere cosa fanno e cercare di dirigerli coscientemente. Per esempio se sentite la tensione sul torace di destra di un cliente questo vi fa sentire la sua ansietà oppure sentite solo il respiro del cliente? Potreste andate a finire nella vostra testa a riprendere le situazioni della vostra vita in cui avevate vissuto quelle sensazioni del cliente.

Correnti di pensiero suggeriscono di distaccarsi dal cliente, altre correnti invece dicono che bisogna entrarci in contatto. Peter Levin suggerisce di attivare i neuroni specchio dal braccio in giù, ma non dal braccio in su, in modo da non essere influenzati da altro che non siano le sensazioni fasciali. L’empatia è un processo attivo, se guardiamo le stesse immagini possiamo vedere che ognuno di noi sceglie l’immagine che ha più significato emozionale a seconda della esperienza personale. Anche a livello percettivo fasciale se facciamo valutare lo stesso caso a più terapisti ognuno riscontrerà il problema secondo la sua esperienza personale.

L’azione dei neuroni specchio ci fa percepire quello che probabilmente c’è, non una vera interpretazione oggettiva del problema. Grazie o per colpa dei neuroni a specchio quello che stiamo proiettando al paziente dipende dalla nostra esperienza personale.

Adesso sappiamo che l’effetto di questi neuroni dipende dal training, dall’esercizio. Se guardiamo un’immagine in televisione di una acrobazia di uno snowborder non proviamo molte emozioni se non abbiamo mai fatto snowboard. Ogni immagine ha per voi un maggiore impatto emotivo, in base solo alla vostra esperienza. Il rischio di non sapere questo è che se un paziente vi passa tutta la sua ansia, altrettanto voi dovrete passarla a qualcun’altro. Come voi potrete passare le vostre emozioni positive a qualcun’altro.

Come avere una empatia settoriale positiva?

Prima di toccare un paziente devo sensibilizzare i miei motoneuroni non sullo stress del momento ma sulla rilassatezza, devo pensare di rilassare la mia stessa parte del corpo. È un lavoro di coppia dove noi guidiamo le azioni: prima dedichiamo qualche respiro a rilassare la mia parte del corpo, posso prima immaginare di toccare la persona, posso chiedermi se posso rilassare ancora il mio corpo? Invece di chiederci come mai la sua parte del corpo è così tesa, chiediamoci: quanto è tesa in noi quella zona? Questo si può fare in una regione specifica oppure su tutto il corpo. Così facendo alla fine di una sessione di trattamenti anche il vostro corpo dovrebbe risultare come se fosse stato trattato. Alla fine di un trattamento dovremmo chiederci chi ha beneficiato di più del lavoro, se questa domanda resta aperta è stato fatto un buon lavoro. Potrebbe essere utile mettersi in meditazione prima di una giornata di lavoro, ma potrebbe volerci troppo tempo per rilassare tutto il nostro corpo, così si è scelto di farlo in modo regionale.

Un esercizio da fare a coppie è immaginare di rilassare una parte del corpo del compagno attraverso il tocco, posso poggiare la mano e sentire cosa succede in 5 cicli respiratori. Fondamentale è immaginare prima di rilassare la propria zona del corpo.

Video 6_Trattamento collo_Ruffini

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Ora rifacciamo l’esercizio sullo sterno e ascoltiamo il suo respiro. Ora rilassiamo la nostra parte del corpo, la immaginiamo in una forma di benessere e poi approcciamo il compagno. Prima di staccarci chiediamoci se sento sensazioni simile a quelle che potremmo sentire noi.

Ora ci approcciamo al collo in ascolto. Successivamente vi approcciate solo dopo un’apertura del vostro collo. Disconnettetevi sempre con delicatezza. Al termine fate caso come si è aperto il vostro collo, non quello del ricevente e poi fate un confronto.

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RUFFINI: i recettori Ruffini rispondono se approcciati al contatto e al movimento lento.

Allo stesso modo se li approcciate direttamente sarà meno efficace che se li approcciate con un angolo di entrata diverso, allora si attiveranno. Rispondono al giusto angolo, di lato, trasversalmente, non centra l’intensità ma l’angolo di ingresso. Questo concetto in osteopatia si chiama localisoning, per esempio in cui dobbiamo cercare l’angolo giusto di entrata nel muscolo per rilasciarlo per bene. La cosa interessante è che se approcciate con questo metodo di entrata non invasiva e di minimo attrito avrete un effetto nel sistema nervoso centrale dal simpatico al parasimpatico.

Vediamo come lavorare coi Ruffini nella parte laterale del trapezio. L’importante è coprire la superficie maggiore possibile del trapezio per distribuire il peso in modo equo. Metto in tensione il tessuto verso le pelvi e verso il posteriore senza scivolare sulla cute. Quando non scivola più la pelle del paziente siete arrivati alla messa in tensione. Da questo momento aspettate uno scivolamento tra la pelle della vostra mano e quella del paziente. Di solito non servirà olio o crema perché nella cute vi è un grasso naturale che permetterà lo scorrimento. Il paziente sta guardando avanti a se. Con la vostra mano state scivolando o verso le pelvi, o verso la parte posteriore del corpo o qualche combinazione di questi due movimenti. È un gioco interessante da fare perché state cercando la direzione dove il tessuto risponde nella maniera migliore. Robert ha fatto tanti tentativi di questo scorrimento su persone sane, anestetizzate e su cadaveri. Notevolmente differente la risposta che si ha su un cadavere, una persona sana, mentre una anestetizzate è una via di mezzo. Stiamo cercando la sensazione di allargamento fasciale. Si ripete un paio di volte, poi si chiede al paziente di ruotare la testa in senso opposto. In una rotazione rilassata lo scom omolaterale non si dovrebbe attivare. Assicuratevi che anche lo scom si rilassi per rilassare il trapezio, una volta erano un muscolo solo e ora mantengono la stessa innervazione. È un po’ lo stesso concetto applicato ai lombari, aprendo il tessuto lateralmente possiamo entrare più in profondità. Mantenete sempre attenzione al nostro collo, secondo cercate sempre la direzione corretta per rilasciare il tessuto, ultimo osservate sempre il respiro dell’addome basso per avere la migliore risposta del sistema parasimpatico. Nell’attivazione del Ruffini si ha una pausa leggermente maggiore dopo l’espirazione. A volte capita che dopo una pausa prolungata avvenga una inspirazione forzata, questa è una cosa diversa, vuol dire che c’è un reset del sistema, ma non significa che c’è più parasimpatico.

Dal Feldensrist possiamo imparare di ottenere questo senza ruotare il collo. Si chiama “riflesso asimmetrico” del collo quello che collega il movimento degli occhi a quello di tutta la testa. Quindi si può aggiungere una fase iniziando dalla rotazione degli occhi e successivamente quella della testa.

Domenica

Audio11

Riassunto della giornata di sabato.

Audio12

Riassunto neuroni WDR.

Ad esempio avrete pazienti che anche se hanno una dismetria della gamba di solo un millimetro e hanno dolori molto alti, altri meno. Una risposta di questo effetto può essere dato dall’effetto di questi neuroni.

Spesso invece di mettere il plantare è meglio rendere funzionale la postura e fare esercizi e movimenti più funzionali per stimolare la propriocezione.

Audio12→7,15

>La fibromialgia come la inquadra in questo contesto?

Sta aumentando molto ultimamente ci sono cliniche che si occupano principalmente di questo. Nessuno riesce più a trattare queste patologie, il fisiatra fa qualche manovra ma generalmente danno farmaci antidepressivi. Sta aumentando e non c’è una terapia che la prende al 100%, non c’è una terapia sola. Vi potete accorgere che ci sono casi in cui riuscite ad aiutarli e casi in cui il cammino è molto lungo, per questo serve indirizzarli in centri multimodali.

Prima si pensava che ci fosse una causa infiammatoria o una infiammazione diffusa ma non è stata riscontrata. Un’altra cosa che si pensava è che mancava la serotonina, si danno farmaci alla serotonina ma non è conclusiva.

L’endomisio delle persone fibromialgiche hanno il 10% di ispessimento ma può essere solo una causa.

C’è una ipersensibilizzazione del sistema nervoso. Il dolore della fascia è molto alto. Sembra non essere dovuto dagli stimoli della cute o esterni ma da una sensibilizzazione centrale, il cervello percepisce molto di più del dovuto.

Può dipende da quanto bene siete in grado di resistere a cambiamenti e sfide. C’è una tendenza all’introversione e alla depressione ma non ci sono evidenza. Un fattore è importante ed è la resilienza. Quindi a una situazione di fallimento non hanno resilienza (esiste un questionario divisi in 5 categorie). Il fallimento è come una tragedia, ai dolori fisici rispondono in modo simile.

Mi sarei aspettato che facendo una sezione nei pazienti fibromialgici ci fossero più neuroni nocicettivi nella fascia ma non è così. In realtà in 1 mm di pelle normalmente si hanno 40 nocicettori, i fibromialgici ne hanno 4/5 ma urlano di più. Quindi non è molta la quantità ma la soglia di dolore è molto bassa. I recettori molto più densi che sono stati riscontrati sono termorecettori (da 100 a 200 volte maggiori). Ci sono delle cellule nervose che misurano la temperatura del sangue che fluisce dalla periferia. Il sangue viene pompato dal cuore alla periferia e ritorna alla base centrale, tuttavia esistono delle scorciatoie che evitano completamente la periferia ma torna nella circolazione di ritorno. Se vi esponete a delle temperature fredde vi state allenando a chiudere quel passaggio. I fibromialgici hanno dolore a stimoli tattili, a stimoli di movimento e a stimoli termici, di conseguenza possono essere le termoregolazioni a provocare dolore. Si pensa sia proprio la modificazione della percezione del calore a causa un cambiamento eccessivo nel corpo.

Usate più soluzioni: nutrizione, massaggio, psicoterapia, esercizi ecc. Fategli fare molti esercizi anche se non vogliono. Se un paziente con dolore lombare dopo aver fatto a casa gli esercizi vi odierà ma vi amerà il giorno dopo un paziente fibromialgico vi odierà mentre fa gli esercizi ma vi odierà anche il giorno dopo e due giorni dopo ancora di più, ma se non fanno esercizzi tutto va peggiorando entro 6 mesi.

A volte dovete collaborare con uno psichiatra per farli dormire. Non dormono di solito più di qualche ora per il dolore continuo. Con il poco sonno l’ormone della crescita viene meno, serve per rinnovare il collagene, se non ce n’è manca la possibilità di dormire bene e gli esercizi non servono a nulla. Si produce nel sonno oppure dopo esercizi estenuanti. Se faticate 3 ore nel giardino e aprite la vostra birra allora state producendo questo ormone. Nei pazienti fibromialgici non hanno ne una cosa ne l’altra. Non hanno nemmeno abbastanza ore di sonno. La mancanza di questo ormone è una concausa al problema, è fondamentale mandare questi pazienti in centri multidisciplinari. Quello che stanno verificando è aumentare la resilienza alle temperature è importante. Yoga bikram ecc.

Audio12→35,10

Rivedendo l’esperimento sulla propriocezione con pazienti con dolore lombare sulla sedia rotante, sarebbe interessante farlo anche sulla anti e retro versione del bacino dato che un paziente con dolore lombare ha una ridotta percezione della sua antiversione.

Può essere che alcuni pazienti siano cechi nella percezione del loro corpo, in toto o settoriale, in questo caso si parla del concetto “dell’acqua contro dell’olio”.

>Sono considerati tutti i nervi del SNC o solo il corno posteriore?

Essendo nel corno posteriore della spina dorsale sono considerati all’interno del SNC.

>Rispiega l’inserzione del trasverso dell’addome?

La maggior parte delle fibre va a inserirsi sulla terza fascia lombare e vanno al processo trasverso, l’altra parte vanno al secondo strato di fascia. Quando si contrae il trasverso normalmente la forza va distribuita allo strato profondo che va al processo trasverso, nel caso in cui si contrae la muscolatura paravertebrale il triangolino si sposta in basso e verso la vertebra e il 50% della forza viene distribuita nel secondo strato. Di conseguenza probabilmente è nel terzo strato che è importante avere questa geometria bidirezionale. Nel secondo strato è più comune avere fibre monodirezionali.

>In caso di interventi alla colonna vertebrale?

I tessuti si infragiliscono, perdono di flessibilità. La struttura si infragilisce. La necessità di contattare quelle fasce per stimolarle e ridirezionarle è fondamentale per dargli nuovamente flessibilità.

Audio13

Nella fascia ci sono dei microtubuli che non sono collegati tra di loro, poi ci sono dei microfilamenti che li collegano, se accorciate uno dei microfilamenti tutti gli altri sono in un certo modo influenzati, probabilmente questo non è vero solo per la singola cellula ma per tutto il corpo in generale. Non dico che questo è legge, ma di tenerlo in considerazione. Quello che si pensa adesso è che in un corpo sano ci sono più parti che lavorano con questo concetto di tensegrità.

Non è certo che il nostro corpo sia un modello completo di tensegrità, ma più un corpo è sano più si tende a un buon concetto di tensegrità. Uno dei vantaggi è che la nostra struttura ossea è più capace di adattarsi a diversi stimoli. Ad esempio se accorciamo uno di questi bastoni (le ossa) riuscireste a mantenere un equilibrio grazie ai muscoli. Ciò si contrappone un pò alla visione classica dove le vertebre sono quelle che sostengono e le fasce sono solo un secondario sostegno. Nel modello tradizionale essendo la colonna a sorreggere tutto se è lesionata si compie un un intervento.

Le colonne in architettura si costruiscono dal basso verso l’alto, con la parte più resistente verso il basso. Tuttavia la colonna vertebrale come è stata creata in origine, dal basso verso l’alto o viceversa? Embriologicamente la colonna è costruita dall’alto verso il basso, come una collana di perle. È orizzontale alla gravità dai primi pesci che dovevano muoversi eretti. A livello di evoluzione da orizzontale però l’Homo erectus ha iniziato a essere dritto. C’è una bellissima immagine della scimmia che si evolve dalla quadrupedia alla posizione eretta, è bellissima ma è sbagliata. Le scimmie da cui veniamo noi non camminavano in quadrupedia ma saltavano da un albero all’altro. Loro scalano, si arrampicano, afferrano. Le prime scimmie non avevano una colonna con fondamenta nella gravità, ma una collana di perle che si appendeva. Possiamo dire che come origine la colonna è abituata a stimoli di trazione e non di compressione. È per QUESTO che sia nei figli che negli adulti arrampicarsi e appendersi è un bene per la nostra fascia lombare. Siamo scesi dagli alberi e non ci siamo alzati da terra. Ci sono cose che quando siamo scesi dagli alberi sono cambiate come il gluteo o la lunghezza del piede, ma la nostra colonna non è cambiata un granché. C’è una differenza tra scimmie e uomini: negli uomini la fascia è più diagonale, nelle scimmie è più diretta. Questo perché probabilmente non serviva per dondolarsi agli alberi, ma se vuoi correre è fondamentale. Dico questo perché molti credo che la colonna sia il supporto principale e i tessuti molli siano secondari, ma non è così. Infatti nella scimmia appesa era assolutamente l’opposto, le fasce sono il supposto e la colonna era appesa. I primi uomini a scendere dagli alberi vivevano di giorno a terra e la notte ritornavano sugli alberi. Se vostra figlia vuole arrampicarsi sta facendo qualcosa di utile. L’arrampicata e il dondolarsi è un movimento naturale.

Per questo il modello di tensegrità è interessante, se c’è una restrizione da un lato si ha una ripercussione dall’altra parte.

Nel modello di tensegrità è facile spiegare che se c’è troppa tensione non si riesce a trasmettere l’impulso, come se ce n’è troppo poca l’impulso non passa ugualmente.

La NASA sta decidendo in questo momento di costruire un robot in grado di rotolare nelle superfici di Marte e ha già investito un sacco di Milioni di dollari in quella ricerca. I robot costruiti sul concetto di tensegrità sono in grado di resistere a urti importanti senza problemi.

Nella danza un buon movimento è un movimento di tensegrità. Ogni parte si muove interdipendente dalle altre, con armonia, senza detensionare un altro segmento, senza collassare.

Guarda tutti i video correlati alla tensegrità per capire bene il movimento da fare per utilizzare le tensioni nel campo di tensegrità.

Aumentando la tensione in un lato aumenta la tensione anche negli altri lati. Se uno dei segmenti non va in tensione ma collassa allora tutto cambia. Se un segmento non è in tensione una parte del collo dice io non partecipo.

(Guarda video della ballerina con il modello della tensegrità)

Ogni disciplina legata al movimento ha lo stesso principio: fare il movimento da centro del corpo (nel video la ballerina dice: fate un movimento che segua il concetto di tensegrità).

Fino a che punto resta un movimento di tensegrità? se c’è una parte che collassa allora il resto va a compensare. Un allungamento della schiena in tensegrità è uno stretching allungando la parte anteriore e posteriore. Un modo per capirlo è: se quando siete al limite fate dei piccoli rimbalzi elastici allora siete nell’allungamento di tensegrità altrimenti no. Quando andate oltre al momento di tensegrità è come sostituire un elastico con una barra di legno, a un certo punto per forza quancosa deve collassare per forza.

Audio13→34’00

Ora prendete un compagno e fategli fare un movimento di stretching della fascia in tensegrità e poi non in tensegrità, dovete capire quale parte collassa. (Video 7_Stretcing)

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Stretching sul lettino.

Audio15

Ci sono studi che fanno vedere come anche piccoli cambiamenti nella postura possono avere effetti nelle emozioni.

Studi fatti nelle scimmie sulla posizione che assumono all’interno del gruppo è possibile capire in che punto della gerarchia sono, nei primati l’elemento apha è quello in cima all’albero. Anche in un ufficio possiamo vedere lo stesso fenomeno. Nei primati hanno constatato che è legato ai livelli di testosterone e cortisolo. Quindi l’uomo ha alti livelli di testosterone è in alto nella gerarchia, mentre quello alla fine hanno alto livello di cortisolo e sarà quello che nella notte si sveglia prima, perché è l’ormone dello stress. Se nel gruppo dei primati si elimina il maschio alpha e al suo posto si mette il più indifeso ha due opzioni davanti: o cade o aumenta il suo testosterone e comincia ad assumere una postura più gonfia. Basta solo la posizione all’interno della gerarchia per poter cambiare il suo livello ormonale. Non funziona sempre, se le altre lo scuotono può l’albero può essere che cada. Se guardate all’interno dei vostri colleghi o amici hanno atteggiamenti simili alle scimmie.

Amy Caddy ha fatto questo esperimento, voleva capire se gli uomini si comportano come le scimmie o c’è qualche differenza. Nella filosofia americana tutti vogliono essere pieni di potere e nessuno vuole essere quello debole, mostra così quella che è una “power pose”. Ha fatto un training per insegnare a una serie di persone come cambiare la postura prendendo più spazio senza cambiare il suo atteggiamento dentro. È stato visto che chi andava a un colloquio di lavoro e si presentava con una posizione di potere aveva più possibilità di successo rispetto agli altri. Nella maggior parte dei colloqui di lavoro così aumentano le possibilità. Facendo il test salivare o del sangue hanno visto che nel giro di pochi minuti il testosterone era aumentato anche nelle donne. Quindi con livelli più alti di testosterone si diventa più coraggiosi. Quando di notte i livelli di testosterone si abbassano non sarete più così attivi. L’esperimento è proseguito applicando una “low power pose”, una postura bassa da depressi. Gli stessi colloqui non lo passeranno. Questa non era una scuola di teatro in cui devi sentire di essere potenti o indeboliti, ma solo un cambio di postura e poi magari a posteriori ti senti diversi.

In una ricerca simile hanno lavorando sul sorriso, un sorriso artificiale cambia la chimica del tuo corpo, gli ormoni, e un cartone animato che prima non ci faceva ridere dopo lo fa. Un altro esperimento chiedeva a un gruppo di tenere in bocca una penna e guardando un cartone prima tenendola solo con le labbra e poi coi denti. La valutazione finale è che tenendola tra i denti è associato a sorriso, con le labbra è più associato alla tristezza.

In Psicologia si chiama “Enbodiment Theory”, in cui posture e muscoli hanno un profondo effetto su psiche e emozioni.

In un altro esperimento si selezionavano individui attraverso presentazioni video per scegliere quali persone assumere: in metà di questi video in mano tenevano un bicchiere di acqua fredda, nell’altra metà una tazza di thè caldo. La conclusione dello studio ha evidenziato che con una tazza calda l’influenza sulla scelta è notevole, possiamo accettare una persona anche se ha difetti. Quindi non ci piace affermarlo ma siamo influenzati da quello che sentiamo nel corpo.

Emy Caddy ha evidenziato che ci sono delle situazioni in cui non è utile avere una postura di dominanza, lei avrebbe voluto dare a tutti la possibilità di avere un lavoro, tuttavia in certe situazioni è meglio assumere una postura di accoglienza. Si torna così al concetto di resilienza. Voi conoscete i vostri clienti da molto tempo, constaterete che uno dei fattori di stress più elevato è il non riconoscimento sul posto di lavoro. Ad esempio nel caso di un artista che non è riconosciuta e non vende molto, dopo una seduta di Rolfing fa una presentazione buona con una postura differente, apre il suo petto, allora da quel momento vende di più e cambia la sua vita. Dopo un trattamento le persone possono ottenere un nuovo livello di resilienza. Questo è il motivo per cui alcuni sono dipendenti dal nostro lavoro, senza cambiare le loro emozioni riescono a cambiare la loro vita.

Conoscete i TED talks? Sono le migliori presentazioni al mondo, sono fatte per rendere libera l’istruzione il più possibile, sono curate nei minimi dettagli. Emy Caddy ha fatto una presentazione tra le più visualizzate, lei espone le diverse posture, gli effetti ormonali che hanno e come è cambiata la sua cariare in un mondo accademico maschile. Hanno provato a replicare le sue ricerche e hanno dimostrato che questo cambio ormonale non è ripetibile. Ha dovuto chieder scusa alla comunità scientifica perché non ha portato dati con valenze significative, il suo studio cambia il comportamento ma non cambia a livello ormonale. Questo scuse però sono rimaste solo nella comunità scientifica, ai pazienti piace sapere che con una postura diversa si hanno livelli ormonali diversi.

Questo è un esempio di ricerche scientifiche fatte per dimostrare qualcosa che si crede. La dottoressa che stava aiutando Emy Caddy era enfatizzata da Emy che la enfatizzava a trovare dati in una certa direzione. Se fai scienza e hai dati che sono fuori dal risultato cercato devi decidere se includerli o escluderli. Se fai lo scienziato devi usare i dati che tendono il più possibile alla verità e non a quello che devi dimostrare tu. Lo studio è comunque buono perché se le persone vanno nella postura di potere sono più sicure anche se non cambiano il testosterone. Questo è un dato di fatto.

Audio16

Quando Milton Trager è morto i suoi allievi litigavano tra loro e per questo non hanno mai preso piede le sue tecniche. A volte certi tecniche sono più diffusi ma non perché sono i migliori, solo perchè hanno un buon marketing. Le tecniche di Milton ad esempio attraverso le vibrazioni attraverso una gamba e arrivano fino al bacino, poi su fino al torace. Quando trattate i recettori del Paccini con queste tecniche di Rocking non è chiaro se avrete un effetto di tono maggiore o di tono minore muscolare, non aumenta o diminuisce nulla che si possa prevedere.

Un tempo i terapisti manuali volevano dare una direzione al loro trattamento, serve rilassarti: faccio delle cose per rilassarti. Tradizione è fare in maniera diretta, ora ci sono sempre di più terapie che lavorano in maniera indiretta, basta sapere cosa si vuole ottenere. Nel Rolfing ad esempio si tende a essere più diretti, si cerca di risolvere la postura dove è il problema. Nel metodo Felderkraist ad esempio fanno finta che non si sa cosa sia meglio per te, ti fanno vedere solo differenti opzioni per fare lo stesso movimento, questo è un modo indiretto.

Nei recettori Ruffini potete fare un metodo diretto perché sapere che l’effetto è il rilascio del tessuto, con i Golgi c’è un effetto diretto di rilassamento, mentre se fate un massaggio sportivo invece l’obiettivo è tonificare. Con il Paccini invece state dando delle opzioni, se trovate una zona tesa, può rimanere così, può diventare più tesa o può rilassarsi.

>Non si possono usare i tre principi nello stesso trattamento?

Si, con lo stesso tocco stai influenzando comunque tanti di questi recettori. Dipende dal tocco che usi, puoi influenzare in maniera differente uno piuttosto che un altro. Se fai una stimolazione più forte influenzi più il Paccini, più lento Ruffini. Bisogna essere un pò come un buon insegnante sa parla a tutti ma può influenzare più la parte uditiva o visiva, a seconda di chi lo ascolta.

Audio16→12,15

Trattamento su il Golgi, o organo tendineo del Golgi.

Funziona al contrario del fuso neuromuscolare. Se stimolate i recettori del Golgi stimolate un arco riflesso a livello del midollo che creerà una inibizione del tono del muscolo. Ad esempio se c’è un rapido streck nel tendine di achilleo dovuto a un eccessivo allungamento del tricipite surale è possibile che il legamento si lesioni, per prevenire questo il corpo ha studiato il riflesso tendineo del Golgi che da un impulso accelerato di rilascio dei motoneuroni alfa sul tricipite surale. Ci sono dei metodi per aggirare questo rilascio, ad esempio se c’è una tigre che ti rincorre meglio rompersi il tendine che perdere la vita. Sono più densi nella zona dell’epimisio e nelle giunzioni miotendinee, quindi il tendine e l’epimisio sono fatti dello stesso materiale, si deduce che il tendine è una continuazione dell’epimisio del muscolo e diventa un sacco rigido che stringe. Se nell’epimisio, intorno al ventre muscolare, la distanza tra un recettore e l’altro è di 5 millimetri, all’interno del tendine la distanza sarà di 1 mm.

È una spiegazione questa che mette in discussione quello che diceva il metodo Rolfing. Ida Rolf spiegava che si può influenzare il corpo solo lavorando sul collagene e non tramite sistema nervoso: il connettivo è come un pezzo di di burro nel frigo a cui applicando una forza si ammorbidisce, si rilascia. È vero per il tessuto connettivo in vivo, ma nella carne morta presa dal macellaio come cerchi di allungarla resterà spiattellata. Sono stati condotti esperimenti per individuare la forza necessaria a allungare la fascia iliotibiale senza interessare il sistema nervoso, solo come materia morta: sono necessari 100 kg/cm2, molto di più di quello che ciascuno operatore può applicare.

Quindi come è possibile che solamente con una tecnica Rolfing si ha un effetto di rilascio che posso percepire sotto le mani? Forse la risposta è perché non sto allungando il collagene ma sto stimolando il Golgi nel tendine e il SN nella colonna spinale. Non è il tendine che sta cambiando la sua anatomia ma è il muscolo che rilassandosi vi da la sensazione che sia cambiato il tessuto. Non sto trattando un pezzo di carne ma sto trattando una persona sensibile, un complesso sistema nervoso. Questa è la nuova concezione della manipolazione fasciale Rolfing: è il rilascio neurofisiologico che genera un cambiamento che perdura anche nel tempo più di un rilascio puramente muscolare. C’è un parallelo anche nello stretching nello yoga secondo cui l’allungamento va fatto in maniera lenta e graduale, solo allora c’è un rilassamento della muscolatura.

Era tutto molto bello finché non è arrivato il dott. Lederman che ha fatto ricerche sugli animali. Ha scoperto che il tendine è più rigido rispetto al muscolo in una condizione rilassata. Se allunghiamo il muscolo del polpaccio si dice che il tendine e il muscolo sono in serie, ma il tendine è molto più spesso e rigido del ventre muscolare. Nello stretching una parte dell’allungamento andrà nel ventre muscolare e solo poco andrà nella parte tendinea. Questo porta alla conclusione che durante uno stiramento si ha un allungamento del ventre muscolare e non del tendine, questo non sufficiente per stimolare il Golgi. Se volete stimolare il Golgi avete bisogno di attivare la muscolatura mentre fate lo stretching. Fate uno stretching del muscolo (come ad esempio il pettorale) e lo attivate, allora si attiva il Golgi. Occorre irrigidire il muscolo quando è nella posizione massima di allungamento. Sostanzialmente seguono questo principio le Tecniche di Energia Muscolare, non si sa però quanto esattamente occorre mantenere la contrazione per avere un rilascio, si pensa almeno 8 secondi, ma ci sono molte ricerche conflittuali a riguardo.

Se volete lavorare sull’organo tendineo del Golgi o lavorate direttamente sulla parte del ventre muscolare, se volete lavorate su quella tendinea occorre richiedere contrazioni muscolari.

(Video 8_Trattamento del Pacini + Golgi + tecniche Recoil)

(Video 9_Trattamento iliaco, retto femorale, TFL)

(Video 10_Trattamento anca)

(Video 11_Tomas Test + stiramento iliaco)

Audio18

La tecnica Bowen lavora la fibra in senso trasversale, potrebbe essere un buon modo per attivare l’organo tendineo del Golgi senza contrazioni muscolari.

Audio19

Se i vostro cliente ha perso la propriocezione in diverse parti del corpo localizzate: si chiama amnesia sensomotoria. A esempio se chiedete a pazienti con lombalgia di fare una figura a 8 col bacino non sarà una figura regolare ma sarà una figura irregolare, mentre con altre parti del corpo saranno regolari. Vuol dire che in alcune parti del corpo specifiche c’è un propriocezione alterata e hanno un movimento a scatti.

Esiste una persona che ha perso la propriocezione dal collo in giù, il Sig. Waterman ha una patologia molto rara. Da giovane era molto sportivo, poi ha avuto molte febbri ripetute ed è stato probabilmente curato con farmaci sbagliati, ha perso la coordinazione del corpo. Poteva sollevare una gamba, restava in piedi solo a occhi aperti. Ha avuto la fortuna di avere uno dei più grandi neurologi del Regno Unito che ha capito che era il paziente più importante della sua vita. Il Dottore aveva capito che una malattia autoimmune aveva ucciso tutti i recettori Pacini, Golgi, anche i fusi erano tutti andati. Sentiva il calore e il dolore ma se gli chiedevi se aveva una lordosi o meno non lo sapeva.

→4,15

Adesso senza guardare in basso siete in grado di dire quale piede è più vicino a voi, se poi guardate potete confermare che è proprio quello? Mr Waterman non può dirvelo senza guardare. È chiamato “l’uomo che perse il suo corpo”, non effettivamente il corpo ma la propriocezione di tutto il corpo. Lui ha impiegato 4 anni per imparare a camminare attraverso esercizi e prove, senza propriocezione ma solo con l’aiuto della vista. Robert è riuscito a intervistarlo a un congresso a Monaco. Anche solo sedersi per lui è un atto molto complesso perché il centro di gravità è distante dall’appoggio plantare. La propriocezione dei vostri muscoli è importante per camminare e comincia a costituirsi da bambini. La sua strategia è quella di stabilizzare l’addome, stabilizzare una o due articolazioni, compie così tre passi e ricomincia. Tra tutti i terapeuti quella che lo ha aiutato di più è stata una che utilizzava la musica per aiutarlo a trovare un ritmo per camminare.

Sapere che quando una donna Africana cammina con un peso sopra la testa non consuma calorie. Questo è in contrasto con gli uomini dell’esercito che invece consumano molto di più portando un peso del 20% del loro peso. A quelle donne basta cambiare la frequenza del passo e consumano più calorie. Al loro passo le loro gambe sono come appese alla zona della fascia lombare. Hanno un movimento che sfrutta il ritorno elastico, questo movimento accade a livello di L3, muovendo contemporaneamente le braccia creano un movimento ritmico facendo uno swing appendendosi alla fascia lombare, è così che consumano meno energia. Usare la fascia come una molla trovando il giusto ritmo è efficiente per consumare meno energia. Ognuno ha un ritmo diverso ed è in relazione a com’è lunga la sua fascia.

→19,45

Robert ha lavorato 10 anni su una ricerca pubblicata di recente in cui si è dimostrato che la fascia può cambiare la sua densità indipendentemente dalla tensione neuro muscolare. Hanno preso un pezzi freschi di fasca e gli hanno fatti contrarre in vitro, hanno visto che la fascia può contrarsi in forma molto diversa da un muscolo, in piccoli range e cn contrazione molto lenta. Questo è un pò in disappunto con quelli che fanno arti marziali che volevano che si dimostrasse che fosse più forte la fascia della muscolatura. Come Bruce Lee che è fortissimo anche senza grande muscolatura, ma lo studio non giustifica questo.

Ci sono delle cellule muscolari all’interno della fascia ma assomigliano più a una muscolatura liscia, quella degli organi, e non dei muscoli estrinseci. La muscolatura liscia è diversa da quella striata perché è meno forte ma riesce a mantenere la contrazione per lunghi periodi di tempo. Pensando che fossero comandati dal sistema nervoso autonomo allora hanno stimolati con tutti i neurotrasmettitori che agiscono su i visceri, come norandrenalina, adrenalina, hanno trovato che anche nella periferia del tessuto fasciale ci sono cellule muscolari della muscolatura liscia con le terminazioni nervose del sistema nervoso simpatico, viscerale. Abbiamo trovato altre ricerche che dicevano che la fascia può contrarsi ma non specificavano che cellule erano coinvolte.

Solo di recente hanno scoperto che la fascia può contrarsi si, ma non grazie al sistema nervoso autonomo. Hanno scoperto che ci sono altre sostanze, associate alla guarigione delle cicatrici, come l’istamina, trombosani che non sono associate allo stress o al sistema nervoso autonomo. Sappiamo che la fascia può contrarsi molto lentamente come nel caso della spalla congelata, in cui la spalla perde il range molto lentamente, non c’è solo la spalla congelata legata all’ispessimento della fascia, anche a altre patologie come “diputren” (retrazione dei flessori della mano) ma non c’era nessuna associazione allo stress del SNA, alla fine si sono arresi.

Poi hanno scoperto una nuova cosa nell’ambito della psiconeuroimmunologia. Quando una persona è sotto stress ha diverse cellule T3 attivate nei linfonodi. Non sapevamo qual’era il collegamento tra queste due parti. Il collegamento è la sostanza di nome TGFB1: è una sostanza che prende parte all’interno del processo di guarigione di una ferita, le fa contrarre molto, e se abbiamo più TGFB1 la ferita si chiude più velocemente e ha più tessuto cicatriziale. Se volete che il tessuto connettivo sia duro e resistente servono molte di questa sostanze.

I miofibroblasti non sono cellule muscolari lisce, sono cellule del tessuto muscolare con proprietà della muscolatura liscia. Quindi non hanno una attivazione prettamente sinaptica ma sono influenzate dalle citochine nella sostanza di base.

Quindi può essere che quando tocchi la fascia ci sia una risposta che arriva dalla carica simpatica del sistema nervoso autonomo, se per esempio palpiamo l’elevatore della scapola e l’involucro è rigido ma dentro è morbido: potrebbe essere associato a una carica positiva del sistema nervoso autonomo; invece se il muscolo è duro e non la fascia esterna: potrebbe non essere dovuto dal sistema nervoso autonomo ma dal sistema nervoso somatico normale. Quindi quando tocchiamo la fascia stiamo agendo sul sistema nervoso autonomo: il suo maestro è stato Stauberstain, un flebologo. Lui ha studiato la fascia crurale, ha trovato tante terminazioni nervose simpatiche, alcune sono terminazioni dei vasi sanguigni quindi ha senso che ci siano terminazioni nervose simpatiche, sono presenti molti recettori del sistema nervoso autonomo che non arrivano ai vasi sanguigni e e non si spiega bene cosa facciano li. Quindi Stauberstain scoprì queste terminazioni del sistema nervoso autonomo e cellule muscolari simili alla muscolatura lisca che però non erano propriamente cellule viscerali. Lui pensava in realtà che queste cellule del sistema nervoso autonomo arrivassero alla periferia e attivavano le cellule della muscolatura liscia, ma non è proprio così, però è simile. È un nuovo campo di ricerca perché sappiamo che queste cellule con caratteristiche simili alla muscolatura liscia possono essere influenzate dal sistema nervoso autonomo.

La teoria di Robert è che fascia non è solo un organo sensoriale per quanto riguarda la nocicezione e la propriocezione, ma anche per quanto riguarda l’interocezione che è la la sensazione del proprio corpo per i nostri processi fisiologici e i bisogni. Se ci sentiamo affamati, sazi, se abbiamo freddo o caldo, non è più propriocezione ma interocezione e viene dalle terminazioni nervose interne. Questi neuroni recettoriali sono solitamente all’interno degli organi e non si proiettano verso la parte motoria del cervello ma vanno all’insula, è un passaggio diverso associato al benessere o meno. Esempio se cambia la temperatura dei vostri piedi potete dire che vi sentite meglio o peggio. A differenza dell’interocezione o della propriocezione se chiedo un differente grado di flessione o estensione si meglio o peggio non c’è molta differenza di emozione. La propriocezione può essere senza emozioni ma l’interocezione è sempre carica di emozioni perché è sempre meglio o peggio.

Alcuni dei vostri pazienti non avranno bisogno di una approccio sulla interocezione ma più che altro sulla propriocezione, ad esempio di risolvere una disfunzione lombare, per discriminare questo potete usare esempio i test dei due punti distaccati, il controllo della posizione della cifosi e della lordosi. Questi pazienti non avranno problemi di digestione, sentono caldo e freddo normalmente, la loro interocezione funziona bene. Sono casi perfetti per Feldencrist e Yoga, affineranno la loro propriocezione.

Molti dei nostri pazienti soffrono della sindrome da stress postraumatico: in seguito a un incidente, un episodio traumatico nella loro infanzia, un intervento chirurgico. Lo potete notare da come parlano di questi eventi. Ai test propriocettivi vanno bene, non ai test per disfunzioni di interocizione, ad esempio: puoi percepire il tuo battito cardiaco? Alcuni non lo sentono, è uno dei segnali per capire quanto l’interocezione è sviluppata o inibita in un individuo. Anche disturbi alimentari e dell’umore sono molto legami all’interocezione inibita. Magari quando avete un cliente con disturbi alimentari o postraumatici se lavorate sulla propriocezione non avete nessun risultato, invece un terapista che lavora coi cristalli può avere rituali più di voi. L’interocezione ha più a che vedere con la guarigione spirituale interiore, con l’energia. Cosa succede alla persona dopo un trattamento energetico quando vanno a chiedergli “cosa senti adesso all’interno del tuo corpo?”. Cosa succede cervello del paziente quando gli chiedete “senti l’energia che scorre?” L’insula va a pescare stimoli di interocezione, che trovino una risposta o meno non è importante, l’importante é che sta andando a cercare quello che stanno sentendo. Quando andate a fare terapie che vi rendono consapevoli del benessere che state vivendo, di quanto vi sentite bene con il vostro corpo, allora state supportando maggiormente l’interocezione.

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La maggior parte dei recettori interocettivi sono nella parte enterica, ci sono però anche terminazioni libere nel tessuto miofasciale che ricevono impulsi relazionali, ad esempio toccarsi con amore. I recettori del contatto sociale e si trovano nella pelle e nella cute.

La scoperta è stata fatta su un’altra donna con una disfunzione propriocettiva. Ponendo le mani su di lei si sono accorti che non sapeva distinguere dove la toccavano ma sapeva che la stavano toccando. La spiegazione è che manca propriocezione per i neuroni del Pacini e del Ruffini erano demielinizzati a causa della sindrome, tuttavia ci sono neuroni delle terminazioni nervose libere che trasportano interocezione che sono neuroni amielinici subcutanei. Quindi ci sono terminazioni nervose amieliniche subcutanee che proiettano verso l’insula e generano una sensazione “io sono toccato a livello sociale”. È un importante modo per controllare lo stress avere almeno 6 ore di contatto sociale alla settimana. I primati lo fanno per sostenere il loro livello sociale, un lemure medio ha almeno 6 ore di contatto sociale alla settimana. È stato dimostrato che quando queste scimmie hanno meno di 2/3 ore di contatto sociale gli ormoni impazziscono, il sistema immunitario è compromesso e non riescono più a guarire le ferite.

È un nuovo campo di ricerca. Hanno fatto il primo congresso sul Tocco Sociale. Stanno addestrando infermieri ad avere questo tocco sociale. È un addestramento di 10 minuti almeno per avere questo contatto ma è molto importante, un contatto visivo, un contatto cutaneo. La velocità migliore che hanno rilevato per un buon contatto sociale è 3 centimetri al secondo.

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Vediamo la sua tecnica detta “Mother Cat Tecnique”.

In una cucciolata di gattini c’è sempre uno che fa casino, la mamma gatto lo prende per il collo e istantaneamente si rilassa e collassa. Le fibre C tattili sono della famiglia delle terminazioni nervose libere e in questa parte nucale ce né una particolare percentuale. Stimolando la cute si stimola questo tipo di fibre. Molti utilizzano questo tipo di manovra e uno dei suoi nomi è “Tecnica della madre dei gatti”.

Video 12_trattamento Mother Cat Tecnique

Video 13_La fascia

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