IL DOLORE MIOFASCIALE

di A.De Nicola – tratto dal sito salus.it

Una patologia che colpisce praticamente tutti, almeno una volta nella vita, è rappresentato dalle sindromi miofasciali, sia come evento primario che associato o secondario ad altre patologie.La letteratura in tema di sindromi dolorose di origine muscolare è alquanto numerosa e per anni la varietà delle definizioni e la diversità di terminologia per indicare il dolore miofasciale ha generato confusione e difficoltà nella sistematizzazione della materia.La sindrome dolorosa miofasciale infatti è stata chiamata anche miosite, fibrosite, mialgia, miogelosi, miofascite, miofibrosite interstiziale, reumatismo muscolare, stiramento muscolare.Attualmente la definizione di Travell “sindromi di dolore miofasciale” o analogamente “sindrome dolorosa miofasciale”, comunemente e più brevemente chiamato “dolore miofasciale” o “fibromialgia” è quella più accreditata ed universalmente riconosciuta.La sindrome dolorosa miofasciale comprende un vasto ed eterogeneo gruppo di patologie muscolari che si presentano con dolore muscolare continuo, associato a contrattura, limitazione funzionale ed occasionalmente a sintomatologia di tipo nevralgico quali parestesie e formicolio e disfunzione vegetativa. Esse sono estremamente comuni e rappresentano, considerate in toto, una delle cause più frequenti di dolore.Nel 1954 Janett Travell, alla quale si deve una mole enorme e preziosa di studi sull’argomento, definisce e canonizza l’elemento caratteristico della sindrome dolorosa miofasciale, cioè il cosiddetto “trigger point” (punto grilletto) in base a tre peculiarità:

  1. dolorabilità profonda circoscritta
  2. contrazione muscolare localizzata (twitch) evocata dalla compressione della porzione di muscolo contenuta nella zona trigger,
  3. comparsa di dolore riferito in risposta alla digitopressione del trigger point.

L’elemento peculiare di questa sindrome è rappresentato appunto da un’area di ipersensibilità chiamate “trigger point” (TP), ossia zona grilletto o punto scatenante, localizzato nel contesto di uno o più muscoli, spesso esteso al tessuto connettivo. Il TP consiste in una porzione circoscritta, di muscolo o fascia (banderella palpabile), indurita e dolente alla palpazione. La digitopressione del TP evoca dolore a distanza nella cosiddetta “target area” (area bersaglio o zona di riferimento), che rappresenta anch’essa un’elemento caratteristico.Nessuna alterazione o particolarità istologica significativa è stata evidenziata sulle biopsie effettuate nelle sedi muscolari dei TPs.L’area di irradiazione del dolore non segue, tipicamente, la regola dermatomerica o il decorso di un nervo. Molti casi di dolore miofasciale sarebbero l’estrinsecazione del meccanismo del dolore riferito in risposta a stimoli nocicettivi originati da strutture profonde con scarsa o senza rappresentazione nella corteccia somato-sensoriale. L’origine di questo dolore anche potendo essere in rapporto con organi quali colecisti, polmone, cuore, stomaco, ecc., sarebbe più frequentemente in rapporto con strutture scheletriche, legamentose e muscolari della colonna vertebrale, del torace e dei cingoli scapolo-omerale e pelvico.A questo proposito Melzack ha individuato una corrispondenza tra trigger points ed i punti delle mappe di agopuntura in una percentuale del 71%: elemento che potrebbe essere di aiuto diagnostico. La Travell tuttavia ritiene che i TPs sono caratteristici di ogni muscolo ma con localizzazioni non immutabili ed estrinsecazioni personali. Le due tesi contrastano solo nell’enunciato. Infatti è estremamente probabile che i punti di agopuntura non siano altro che la manifestazione cutanea di un dolore viscerale e quindi variabili da cliente  a cliente : anche se la localizzazione di tali dolori riferiti è con una certa approssimazione sovrapponibile alle mappe tradizionali standardizzate.

  • L’individuo, soggetto a stress fisici ed emotivi, può reagire con meccanismi fisiologici di difesa: aumento di tono e contrattura di difesa dei muscoli, modificazioni vasomotorie, iperattività simpatica, alterazioni ormonali, altre modificazioni umorali plasmatiche e dei liquidi extracellulari.
  • Uno specifico punto (più sensibile del tessuto limitrofo) di un muscolo o di una fascia ipertonici e stressati si affatica e segnala la sua condizione sfavorevole al sistema nervoso centrale.
  • La risposta più facilmente prevedibile coinvolge i riflessi motori: diversi muscoli associati al punto trigger diventano contratti e cominciano ad stancarsi. Le risposte simpatiche inducono modificazioni vasomotorie nel contesto dell’area grilletto e attorno ad essa. Si produce allora ischemia locale, che provoca alterazioni nell’ambiente extracellulare delle cellule affette, con liberazione di mediatori algogeni (istamina, chinine, prostaglandine), modificazioni osmotiche e del pH, che insieme incrementano la sensibilità dei nocicettori di quella zona. L’attività simpatica può anche provocare la contrazione della muscolatura liscia prossima ai nocicettori stessi, eccitandone in tal modo l’attività.
  • L’aumento del flusso di impulsi in partenza dai nocicettori concorre al perpetuarsi del circolo vizioso, poichè accresce I’attività motoria e simpatica, che a sua volta incrementa il dolore.
  • Quando la contrazione incomincia ad affaticare i muscoli, in una situazione di stimolazione simpatica e di alterazioni biochimiche locali, anche i punti trigger di tali muscoli cominciano ad attivarsi, sommandosi al circuito di feedback positivo ed allargando il dolore ai muscoli contigui. Alla fine lo stress dovuto al dolore e alla fatica, sommato all’aumento della tensione muscolare e del tono simpatico in tutto l’organismo, si traduce nell’attivazione di zone grilletto in muscoli situati a distanza dall’iniziale area del dolore.
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