Le braccia: espressione di grazia interiore e di movimento

Nel linguaggio bioenergetico del corpo, le braccia corrispondono alla possibilità che nella vita l’individuo si è concessa nel prendersi quel nutrimento affettivo che riteneva giusto per se. Il bambino nei primi sei mesi di vita, organizza i primi schemi senso motori nella relazione spazio ambiente, attraverso la funzione prensile delle mani. Tale funzione gli consentirà di sviluppare la percezione del tatto, e del contatto. La percezione del contatto aiuterà a fargli capire quanto un oggetto potrà avvicinarlo a sé, alla sua bocca, alla sua attenzione.

I nostri primi schemi motori li costruiamo incominciando dal movimento delle braccia, e ancora prima, attraverso la suzione orale al seno materno. Dalla suzione incomincia il coordinamento dei muscoli e dei nervi facciali con il Sistema Nervoso Autonomo. Il bambino incomincia a collegare  l’emozione del piacere (il benessere per la sua sopravvivenza) con l’emozione attivata fisiologicamente dal Sistema Nervoso Autonomo attraverso l’incontro del bambino con lo sguardo della mamma, e attraverso il suo piacere al nutrimento. Dopo il primissimo schema motorio della suzione, arriva la formazione dello schema senso motorio attraverso la funzione prensile delle mani.

Questi primi passaggi di sviluppo muscolare, saranno di aiuto per il bambino per percepire l’utilità delle braccia e delle mani, per portare verso di sé oggetti, per il suo nutrimento, per la sua richiesta di protezione, di abbraccio, e per la sua manifestazione di rabbia. Afferrare gli oggetti e farli cadere,  l’aiuterà a comprendere la potenza delle sue braccia e delle mani e la dimensione del suo spazio fisico nell’ambiente. A seguire incominceranno a svilupparsi anche gli schemi motori delle gambe. Dopo il primo anno e mezzo di età, i vari schemi motori incominciano ad integrarsi tra di loro, pertanto il bambino già organizzato nella sua capacità motoria, avrà ben appreso quanto le braccia gli serviranno per protendersi nell’amore e colpire nella rabbia.

Nel percorso di crescita di ognuno di noi, non sempre ci siamo percepiti liberi e/o nella possibilità di espressione delle nostre pulsioni energetiche o sentimentali e mano mano che la percezione assumerà sempre più un ruolo protagonista nell’incontro tra processi fisiologici, neurologici e somatici, tanto più si avvierà la trasformazione del processo percettivo in un portamento emotivo di sè, che a sua volta si strutturerà in comportamento posturale.
Un comportamento che si conformerà alla dinamica della percezione del proprio Sé nell’incontro con l’altro. Così le braccia si inchiodano o si allontanano dal torace, in relazione alla dinamica dell’espressione emotiva negata, repressa o congelata, le scapole si irrigidiscono, i muscoli delle braccia potranno presentarsi ipertrofici o ipotonici.

Le braccia funzionano come un’unità integrata al cingolo scapolare (scapola e clavicola) fino alle ultime piccole ossa della mani, al collo e al torace con i muscoli delle prime costole. Le braccia a differenza delle gambe, non hanno bisogno di sostenere il peso di tutto il tronco, quindi sono meno potenti delle gambe, ma le loro articolazioni sono più flessibili e i muscoli sono innervati in modo più sensibile, questo per rendere possibile i movimenti fini delle mani.  Attraverso la comprensione del percorso di formazione della biodinamica senso-motoria delle braccia e della loro connessione con gruppi muscolari importanti per la loro funzione, possiamo valutare quanto il loro sblocco è fondamentale per l’allineamento spalla collo testa torace, oltre che per l’espressione dell’arto nella biomeccanica del movimento.

L’operatore fasciale nella lettura del processo somatico dei muscoli, deve rivolgere una particolare attenzione alle posizioni e ai movimenti delle braccia e della mano. L’esame deve prendere in considerazione il tono muscolare, la rigidità generale e la fluidità del movimento. La posizione dei gomiti è un indizio per comprendere la capacità di espressione delle braccia, verso i sentimenti percepiti. Gomiti cronicamente flessi, come se fossero pronti all’azione aggressiva o auto- difensiva, oppure gomiti cronicamente estesi, come nel terrore paralizzante, ci aiutano a comprendere il processo dinamico dell’emozione che convive nella tensione del muscolo. Nei miei trattamenti estetici per il seno, le braccia, il collo e decolté, utilizzo molto la tecnica miofasciale, su diversi tipi di inestetismi, che vanno dall’ipotonia (seno compreso) all’accumulo adiposo.Vincente il lavoro sinergico tra linfodrenaggio e il trattamento della fascia, in quanto la mobilizzazione del tessuto fasciale, consente alla linfa di scorrere con meno difficoltà e di trovare i gangli linfatici più predisposti al drenaggio del liquido rimosso.

L’estetica e la forma del nostro corpo, non può essere scissa dalla risonanza con cui nel tempo la nostra emozione ha sviluppato la sua melodia. Il corpo è un contenitore di note armoniche o disarmoniche, sta ad ognuno di noi la capacità di saper trarre dolci melodie o suoni confusi. Ulteriore chiave di lettura è la forma e la consistenza del tessuto fasciale e del connettivo delle braccia. Molti inestetismi come la lassità, la cellulite e l’adiposità localizzata a livello omerale o nei gomiti o sotto ascellare, sono conseguenza di una forte tensione sottostante, che rallenta la fluidità del circolo linfatico e venoso, favorendo di conseguenza una perdita della qualità di irrorazione, drenaggio e nutrimento del tessuto connettivale.

Dal muscolo inibito all’azione prima, alla fascia tesa e contratta dopo, ad un coinvolgimento della catena muscolare a seguire, fino ad un connettivo lasso o atrofico ancora dopo, è questa la dinamica del processo nel suo evolversi verso una destrutturazione della qualità funzionale ed estetica dell’arto.

Adriana Poliseno Operatrice di Integrazione Posturale miofasciale ad indirizzo bioenergertico, Bari