La Scoliosi

La scoliosi è una deformità tridimensionale della colonna che determina:

  • Una curva laterale sul piano frontale (superiore a 10°)
  • Una rotazione assiale sul piano orizzontale (più evidente in zona costale)
  • Un’alterazione delle normali curve sul piano sagittale, vfale a dire cifosi e lordosi, riducendole solitamente in direzione di una schiena piatta

Circa il 90% delle scoliosi non ha una causa riconosciuta ed è quindi definita come idiopatica ovvero senza causa nota o dimostrabile.
Le scoliosi idiopatiche sono anche definite scoliosi primarie per distinguerle dalle meno comuni scoliosi secondarie legate a patologie quali: malformazioni scheletriche, etc. Nelle curvature minori di 10° non esiste una significativa differenza di distribuzione tra i sessi, mentre le scoliosi superiori ai 30° colpiscono in maniera prevalente le donne, in un rapporto di 10 a 1 rispetto agli uomini. Le scoliosi idiopatiche sono suddivise in base all’età in cui compaiono: 

  •  Scoliosi infantili: nei bambini al di sotto dei 3 anni di età. La scoliosi infantile è spesso associata ad anomalie del neurasse o della volta cranica, come la plagiocefalia, la displasia dell’anca, disfunzioni cardiache congenite, ritardo mentale, etc. Quasi il 90% delle scoliosi infantili si risolve spontaneamente in età adulta
  • Scoliosi giovanili: nei ragazzi di età compresa tra i 3 ed i 10 anni. Questo tipo di scoliosi è spesso progressiva, soprattutto in curvature superiori ai 30°. La scoliosi giovanile provoca f  frequentemente gravi deformità scheletriche con eventuale compromissione delle funzioni cardiorespiratorie 
  • Scoliosi adolescenziali: nei giovani dai 10 anni di età fino alla maturazione scheletrica. La scoliosi adolescenziale è la più comune, rappresenta infatti il 90% di tutte le scoliosi idiopatiche.

I segni più osservabili della scoliosi sono:

  • Asimmetria della muscolatura paraspinale
  • Dislivello delle spalle
  • Torace e scapola sporgenti
  • Il bacino è inclinato e ruotato
  • L’anca è sollevata ed è prominente
  • Le coste sono posizionate ad altezze differenti
  • I fianchi presentano una forma irregolare
  • Il corpo è tutto inclinato verso un lato
  • Prominenza delle coste nella flessione
  • Gambe di lunghezza differente

Trattamento e terapia

Il trattamento dalla scoliosi richiede diagnosi medica per valutare il caso e consigliare la terapia corretta.

Gli esami clinici e radiologici devono essere ripetuti per tutto il periodo della crescita, in genere ogni sei mesi.
Per curare la scoliosi è senz’altro indispensabile attenersi ad un programma di esercizi specifici in quanto presente un’attività sbilanciata dei muscoli della colonna vertebrale, in particolare di un gruppo dei multifidi. L’Integrazione Fasciale si integra alle terapie classiche nel percorso terapeutico mantenendo equilibrate le componenti muscolari sui due lati della colonna.

L’inclinazione della colonna crea un accorciamento degli erettori della colonna sul lato verso cui si piega, come una corda sul lato concavo di un arco e un avvicinamento mediale sul lato opposto. Se vogliamo correggere questo schema, dobbiamo rimodellare le connessioni fasciali invertendo questa relazione. Lo facciamo portando il tessuto laterale medialmente e il tessuto più mediale lateralmente.

Scoliosi minori di 20°: non è prevista alcuna terapia, ma è necessario svolgere attività fisica per potenziare i muscoli paravertebrali e per rieducare la postura; consigliati controlli periodici per tenere sotto controllo la curva della schiena

Scoliosi tra 20° e 40°: è consigliabile stabilizzarle con un busto ortopedico. Sono consigliate anche delle sedute di chinesiterapia e di elettrostimolazioni 

Scoliosi maggiori di 45°: si consiglia una consulenza chirurgica solo nel caso di curvature ad alto rischio di progressione e con il potenziale di compromettere le funzioni vitali L’ esame radiologico è fondamentale e permette di :

  • Determinare il numero delle curve
  • Classificare i diversi tipi di curve
  • Misurare la rotazione vertebrale e il grado d’inclinazione
  • Valutare la riducibilità spontanea
  • Confrontare l’età ossea con quella cronologica

di Remo Giovannini
Massofsioterapeuta, Osteopata