Integrazione Fasciale, le spiegazioni nel nome.

1) Integrazione della fascia

Spesso il tessuto connettivo (in alcuni casi detto ‘fascia’) si fa carico di rigidità che provengono da abitudini dell’apparato muscolare. I muscoli infatti sono i primi a reagire alle avversità della vita quotidiana, e lavorano continuamente nella gestione delle emozioni.‎ Ho scritto ‘gestione’ delle emozioni, perché in molti casi non si tratta di espressione libera, ma di soffocamento, repressione, contrasto alle sensazioni emotive. Le emozioni e le attivazioni espressive  vengono represse da bambini, per cause di forza maggiore (limiti ambientali e genitoriali), e se ne prende l’abitudine. Avviene così che la maggior parte degli adulti hanno ad esempio un uso limitato della funzione respiratoria.
Pià in generale, la via preferenziale di scarico degli ‘eccessi’ emotivi, va a costituire lo schema delle tensioni prevalenti in una certa persona.
A partire dal livello muscolare, che ha un funzionamento comunque vicino alla coscienza, le tensioni croniche o abituali, vanno a influire sul tessuto connettivo il quale si adatta ad esse, diventando più fibroso e meno vitale.  Tali strutture entrano a far parte dell’equilibrio psicofisico e posturale o meglio vanno a caratterizzarne le mancanze di vitalità e fluidità. Queste aree assumono infatti una funzione di trattenimento energetico (emotivo ed espressivo), che è contrario alla funzionalità naturale. Il corpo non è ben integrato, ma ha alcune aree che fanno maggiore resistenza al movimento ed ai naturali flussi di impulsi e fluidi corporei. Queste aree sono le principali aree che andranno “reintegrate” nella coscienza e nella percezione.
Questo è forse l’aspetto più diretto indicato dall’espressione ‘integrazione fasciale’!

2) Integrazione delle linee di Myers

Entrando in una lettura più generale dell’equilibrio corporeo, l’integrazione fasciale fa tesoro della lezione di Myers, che ha dato un substrato largamente sistematico alle intuizioni che già sono state di Therese Bertherat, Francoise Mezieres e altri.
Thomas Myers infatti individua una serie di linee funzionali nel corpo umano, descrivendone le ‘stazioni’ fasciali, muscolari, e ossee, e studiando le interazioni reciproche tra le varie linee nel movimento. Integrazione significa anche lavoro di riequilibrio della postura generale a partire da una lettura del corpo e dalla valutazione della funzionalità delle varie linee nell’esperienza della singola persona.
Le linee agiscono come un sistema olistico: lavorando su una tensione localizzata, ad esempio sui glutei (linea posteriore) è possibile che questa tensione si risolva localmente ma in realtà si sposti lungo la linea posteriore, ad esempio più in lato, nell’area dorsale. Il lavoro non è quindi solo un detensionamento meccanico, ma un accompagnare il processo di liberazione del corpo, favorendone le vie di espressione naturali.
Le linee di Myers sono una chiave di lettura molto utile se si vuole lavorare per l’integrazione ponendo attenzione in modo sensato e concatenato ad ogni distretto del corpo.

3) Integrazione dei segmenti paralleli

‎Vi è un ulteriore valore della parola integrazione, che è quella che lega il lavoro di oggi a quello che è stato il suo più importante anticipatore, il Sig. Wilhelm Reich, da cui Lowen andò in terapia e da cui imparò le basi della “sua” Bioenergetica. Si tratta del lavoro sui segmenti paralleli, cioè sui plessi e cinti orizzontali che costituiscono quella che Reich chiamava ‘corazza’. Il concetto è sempre quello di una resistenza muscolare e fasciale che trattiene la libera espressione. L’importanza del riferimento ai segmenti paralleli è relativo alla specifica funzione di ciascuno di essi nell’equilibrio emotivo della persona. La maggiore o minore attivazione di specifici segmenti va infatti a indicare il carattere e le caratteristiche di energia vitale specifiche del soggetto. E’ quindi necessario lavorare in modo ordinato sulle varie parti della corazza muscolare, seguendo un percorso tale da facilitare il lavoro e l’accettazione del cambiamento. Generalmente si sceglie di lavorare prima i segmenti più alti come testa e collo, per dare maggiore presenza sensoriale e capacità espressiva tramite la voce. In questo modo le le emozioni forti che posso sopraggiungere nel successivo lavoro sui segmenti inferiori, possano essere elaborate in modo più consapevole senza creare ‘ingorghi’ o perdite di lucidità.
Un lavoro importante che coinvolge i segmenti paralleli, è la integrazione alto-basso, che Jack Painter identificava particolarmente necessaria tra i due centri nevralgici ed energetici: cuore e bacino (Integrazione Cuore-Pelvi). L’integrazione alto-basso è un passaggio utile come fase finale di ogni lavoro intenso, sia a livello di seduta che di percorso di sedute, e serve a favorire la ricostruire e riappropriazione dello schema corporeo distribuendo la sensibilità lungo tutta la linea, stabilizzandone quindi la successiva libertà di espressione.

4) Integrazione Mente-Corpo

Arriviamo qui a un aspetto che solitamente passa in modo implicito nel lavoro, e che proprio per questo ne riassume il senso. Le tensioni croniche e le perdite di fluidità e vitalità della fascia (corazza) hanno infatti corrispondenze nelle abitudini di pensiero delle persone. Per capire bene questo è importante tenere presente che la corazza costituisce un vero e proprio peso, una sofferenza per la persona. Si tratta di fatto di una limitazione auto-imposta che riporta nel presente sempre lo stesso schema, non più reazione immediata ad una realtà soverchiante, ma abitudine negativa. Va da sè che a questo si accompagna una qualità mentale negativa, che ha a sua volta un’espressione. La prima espressione è il pensiero, il disagio mentale: ansia, ossessione, paranoia, panico…o semplice ostilità. la mente trova poi espressione simbolica, ad esempio nelle parole.

Possiamo verificare questo osservando quanto è radicato il giudizio (quello non costruttivo, ma frutto di ostilità) nel linguaggio quotidiano nostro e delle persone che ci circondano? Quanto è radicata una tendenza svalutativa o auto-svalutativa? Queste sono già espressioni di menti “corazzate”, cui corrisponde una specifica corazza nel flusso bioenergetico del corpo. Lungi dall’essere espressioni normali dell’animale umano (che animale è solo in parte, con buona pace del sig.Freud), queste modalità di pensiero e parola sono parte di quella che Wilhelm Reich definiva “peste emozionale”. Si tratta cioè della tendenza a sfogare gli impulsi e le emozioni in modo cieco e/o distruttivo, che la mente aiuta a razionalizzare e giustificare. Si ha così una scissione tra mente e corpo: il corpo soffre del ricordo di ferite ed abitudini, ma la mente si astrae, e si rivolge all’esterno, dove non vi sono soluzioni. Per questo, generalmente la sofferenza rimane e i tentativi di soluzione divengono sempre più sclerotizzati, incorporando parti di sfogo, contro di sè o contro gli altri.

L’integrazione Fasciale ha l’obbiettivo di accompagnare le persone ad uscire dalle proprie abitudini contrastanti, riconoscendo le proprie emozioni ed imparando a viverle in modo diretto, eliminando quindi le necessità di sadismo e masochismo. Questo obbiettivo è parte dell’ambiente costruttivo e stimolante che caratterizza i nostri gruppi e corsi di formazione. Il giorno in cui l’Integrazione Fasciale perderà di vista questo obbiettivo avrà perso la propria anima.

di Marcello Peri, Operatore di Integrazione Fasciale e Gestalt Counselor